Dietro i simboli
Un dialogo tra archeologia precolombiana, innovazione grafica e l'odierna ricerca pittorica.
Nella capitale della Colombia, Bogotá, ho avuto l'opportunità di studiare Media Audiovisivi e Multimedia presso l'Università Jorge Tadeo Lozano. Sebbene, per ragioni personali, il mio percorso accademico sia stato breve, fu proprio lì che entrai in contatto con l'opera di uno dei maestri che più hanno influenzato il mio modo di concepire l'immagine: Dicken Castro (1922–2016).
Dicken Castro
Architetto laureato alla Universidad Nacional e specializzato all'Università dell'Oregon. Pioniere che ha elevato l'iconografia vernacolare e indigena a pilastro della comunicazione visiva del Paese.
Castro iniziò il proprio percorso nella sua terra natale, un territorio attraversato da imponenti catene montuose, dove la luce muta continuamente il paesaggio, il cielo si colora di infinite sfumature e l'aroma del caffè accompagna la via quotidiana come un elemento identitario insostituibile.
Il suo contributo, tuttavia, andò ben oltre l'architettura pura o la progettazione di spazi urbani.
Nel suo libro Diseño Precolombino — frutto di decenni di rigorosa ricerca sul campo e analisi delle matrici decorative delle culture native — ci insegna che guardare non equivale a osservare. Osservare significa fermarsi davanti a un segno, comprenderne la geometria sacra, ricostruirne il significato cosmogonico e riconoscere che dietro una semplice linea si nasconde una memoria ancestrale che precede di secoli la nascita stessa della repubblica moderna.
Per Castro, i grafismi precolombiani non erano meri dettagli ornamentali, ma frammenti di un linguaggio strutturato sopravvissuto al trauma della conquista e capace ancora oggi di narrare la storia di un patrimonio millenario.
Un'icona incisa nella memoria quotidiana
Forse nessuna delle sue creazioni è rimasta impressa nello spirito collettivo della nazione quanto la celebre moneta da 200 pesos, introdotta negli anni novanta.
Sintesi geometrica ispirata alla cultura Quimbaya
Il conio originale, compagno di transazioni di intere generazioni
Attraverso questo piccolo oggetto in lega metallica, Castro riuscì a democratizzare l'astrazione della simbologia indigena, traducendo antichi manufatti d'oreficeria della cultura Quimbaya in un codice visivo universale.
Dietro quel rilievo vi erano anni di dedizione scientifica, sostenuta dalle grandi scoperte archeologiche che, dalla fine del XIX secolo, portarono alla luce straordinari tesori d'oro e ceramica celati nei fianchi delle valli andine.
L'architetto dell'identità visiva
Per me è sempre una profonda fonte di ispirazione ricordare il lavoro del maestro Dicken Castro.
Nel corso della sua carriera concepì oltre 500 marchi e logotipi leggendari — tra cui spiccano le identità visive per istituzioni iconiche como il SENA, Colsubsidio e la Camera di Commercio di Bogotá — oltre a imponenti interventi architettonici. Più che disegnare loghi, egli edificò una vera e propria grammatica visiva nazionale, dimostrando come le radici storiche potessero dialogare con la modernità senza smarrire un briciolo di verità.
Presso l'Archivio di Bogotá è conservata la straordinaria raccolta di bozzetti e marchi che hanno plasmato l'immaginario collettivo.
David Consuegra e la purezza della forma
Un altro pilastro insostituibile che segnò la nascita della progettazione grafica nel paese fu David Consuegra (1939–2004).
David Consuegra
Laureatosi con un Master of Fine Arts alla prestigiosa Yale University sotto la guida di Paul Rand. Fondatore del primo corso di laurea in design grafico in Colombia presso l'Università Jorge Tadeo Lozano nel 1967.
Teorico rigoroso, editore, docente e ricercatore instancabile, Consuegra comprese come pochi altri a livello globale la potenza insita nella sintesi formale.
Sua è la firma su marchi indelebili della cultura nazionale, come il logo originale del Museo d'Arte Moderna di Bogotá (MAMBO), l'identità di Artesanías de Colombia e lo storico emblema del Partito Liberale Colombiano.
La celebre 'L' rossa del Partito Liberale: un capolavoro di sintesi e tensione geometrica
Attraverso una gestione millimetrica della tipografia, studi accurati sul rapporto tra figura e sfondo e l'uso di cromatismi primari ad alto impatto, Consuegra dimostrò che la comunicazione visiva potesse agire come un veicolo formidabile di coesione sociale e chiarezza intellettuale.
Marta Granados: il manifesto come grido cromatico
La straordinaria e rivoluzionaria figura di Marta Granados rappresenta una delle voci più audaci dell'arte applicata in America Latina.
Marta Granados
Formatasi alla Jorge Tadeo Lozano e successivamente all'ENSAD di Parigi e al Royal College of Art di Londra. Celebre per i suoi manifesti culturali per Colcultura e per il Teatro Colón.
Con una sensibilità cromatica fuori dal comune, Granados ha saputo incanalare l'esuberanza geografica e la complessità sociale della nazione in composizioni di travolgente dinamismo, destinate a fare scuola.
Tra le sue opere giovanili, spicca per audacia il manifesto realizzato a Parigi durante lo storico fervore del Maggio del 1968.
"1968 Grand Cru Molotov" - Un'opera potente che unisce ironia e contestazione
In quest'opera, la sagoma di una bottiglia di vino si frammenta e si moltiplica in un'ebbrezza di colori puri e contrasti accesi.
Una linea scarlatta solca lo spazio visivo fino a mutarsi in una miccia accesa. È un invito estetico a consumare, in un unico istante, la poesia e la ribellione politica.
Ma a un'analisi più attenta, l'oggetto quotidiano svela la sua natura di ordigno improvvisato, pronto a esplodere contro le convenzioni dell'epoca. È precisamente questa dualità semantica a sancire la grandezza del suo approccio: la capacità di trasformare un elemento ordinario in un manifesto di pura libertà espressiva.
Un cammino tra astrazione e iconografia
La mia proposta artistica si inserisce con umiltà ma determinazione all'interno di questo solco di esplorazione formale.
Ispirato dalla ricchezza plastica della nostra eredità culturale, cerco di indagare, attraverso l'equilibrio del punto, della linea, del movimento e del colore, una rinascita dei segni che la velocità del tempo rischia di opacizzare.
Tre notti di sogni, Tecnica mista, 200 × 170 cm © Cesar Bohorquez (Tocca o clicca per ingrandire)
In un contesto saturo di stimoli visivi effimeri e consumo istantaneo, si tende a perdere di vista la sublime economia formale con cui le antiche civiltà andine strutturavano la propria visione dell'universo.
Attraverso lo studio dell'arte precolombiana non cerco una sterile nostalgia del passato, bensì una chiave di lettura dinamica per l'oggi. Il mio obiettivo è offrire ai nostri linguaggi visivi correnti una rilettura personale e vibrante, dimostrando che quell'antica eredità non è un reperto da museo, ma una forza viva capace di dialogare con lo spettatore moderno.
Scopri altre opere
Esplora la collezione completa delle creazioni pittoriche, dove la pittura astratta si fonde con la sensibilità per il ritratto iperrealista e una curatela d'arte ricercata.
Esplora la galleria
